Sabrina Santamaria

 

Sfogliare le pagine dei sogni è accorgersi di esser vivi
allora sognare è vivere cioè abbracciar l’infinito.

Immergermi fra le onde sinuose della letteratura mi porta all’apice sublime del mio sentire. Dare spazio agli autori attraverso i miei articoli mi conduce a scrutare orizzonti ove il banale occhio umano delinea solo confini. I libri aprono le porte alle particelle invisibili della fantasia e della creatività…

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La prosa sensuale in "La fermata dell'autobus e altri racconti" di Fabio Adso Da Melk

(a cura di Sabrina Santamaria)

La narrazione è un filtro che si impregna di contenuti che la nostra società, spesso, veicola; lo scrittore e l’artista esprimono con veemenza i disagi socio-culturali e in molti casi, nel corso dei secoli, l’artista “maledetto” o fuori dagli schemi veniva tacciato di immoralità o di follia, ne abbiamo chiari esempi nella storia: Caravaggio, Torquato Tasso, Hölderlin, Vincent Van Gogh, Wilde, Pasolini e tanti altri autori i quali, tutt’oggi, gli studenti approfondiscono le loro opere. Nella letteratura contemporanea, anche inconsciamente, noi lettori tracciamo una linea di demarcazione fra ciò che, a nostro parere, potrebbe essere definita cultura alta e cultura bassa come se alcune tematiche o argomenti avessero una priorità rispetto ad altri, ma forse questo è un errore? Nel fare questa considerazione probabilmente scadiamo in un giudizi di valore?

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un'evoluzione della letteratura infatti i contenuti dei romanzi descrivono molto di più il disagio giovanile e i cambiamenti che si verificano all’interno delle famiglie, basti pensare che le coppie che decidono di sposarsi diminuiscono sempre di più e stanno aumentando esponenzialmente i numeri di persone omosessuali che si uniscono per abitare sotto lo stesso tetto. “La fermata dell’autobus e altri racconti” di Fabio Adso da Melk è un’antologia costituita da dieci racconti carica di questo speculum letterarium in cui l’autore si dissolve e si estranea  da se stesso; la sua identità riesce a mettersi da parte per far emergere le vicende dei suoi personaggi che hanno il desiderio di essere “raccontati”, essi spasimano, ansimano in quanto anelano ad avere uno spazio, anche virtuale, in cui possano essere autenticamente se stessi tuttavia l’encomiabile sforzo dell’autore onnisciente, non è vano, ma non è mai del tutto esaustivo perché, ho sempre amato credere, da lettrice incallita, che i protagonisti delle vicende che noi raccontiamo diventano  materia  e sostanza “altre” e hanno un’anima che non è quella del loro autore, detto in altri termini i personaggi assumono forme che non sempre sono quelle dello scrittore; potrei azzardare dicendo che un libro che noi scriviamo è simile a un figlio che partoriamo, egli proviene da noi, ma non sarà mai tale e quale al suo creatore! Fabio Adso da Melk attraverso sapienti artifici di straniamento diviene la voce narrante di diverse prose in cui i protagonisti vivono la loro sfera intima e privata in un’atmosfera disincantata; i loro inconsci passionali ed erotici urlano in un’epopea in cui l’erotismo fagocita e sembra volesse annientare l’essere umano reso a oggetto delle passioni carnali che prova, ma nel vivere  intensamente un’emozione sia un uomo sia una donna sono, in ogni caso, perdenti? Anche in queste considerazioni potrebbero entrare in gioco forti implicazioni di carattere morale però il nostro autore non intende suscitare disquisizioni di tal riguardo infatti fra le sue intenzioni vi è certamente il proposito vi è quello di voler donare libertà ai suoi eroi che si barcamenano nella società liquida in cui ogni membro sociale è immerso volente o nolente; per Fabio Adso da Melk non esistono “buoni” o “cattivi” libri così come non si possono annoverare fra le storie narrate quelle “morali” e quelle “immorali”, sulla scia dell’aforisma di Oscar Wilde, egli, come una seduta psicanalitica, partorisce delle vicende in cui uomini  e donne, usando un’espressione freudiana, vivono a trecentosessanta gradi il disagio della civiltà. La rigidità delle regole, degli schemi prestabiliti e delle strutture e sovrastrutture di pensiero appesantiscono l’infermiera ligia al dovere lavorativo e matrimoniale la quale poi devierà dalla routine quotidiana, nel racconto “Infermiera di notte” a predominare è l’incanto notturno di una notte eterna nella memoria che ha regalato emozioni che durano una vita intera, in “Principe azzurro” l’insegnante privato non ha più un’intesa emotiva e sentimentale con il suo partner e per questa ragione la cinquantenne con la forza della sua immaginazione entra in un regno fantastico in cui crea una sorta di teletrasporto fra il regno e la terra, anche in questa circostanza il fulcro dei desideri si riversa sempre sul proibito, su ciò che molti definirebbero, oltre ciò che può essere considerato inusuale e anormale, fuori da ogni logica del buonsenso perfino in “Relazione aperta” predomina questo leitmotiv tanto è vero che Marco e Jessica agli occhi dei molti sono considerati una coppia che sta insieme solo carnalmente senza un profondo sentimento che li unisce giacché nell’immaginario collettivo il pizzico di gelosia e di possessività è un elemento propedeutico a dimostrare l'amore. 

 

Immagine tratta dal racconto il "Tronco"

La sfera intima prevale in ogni racconto, sebbene sia onnipresente una sorta di libertinaggio sessuale, se volessimo aggettivarlo come tale, ci accorgiamo che c’è un’ossimorica relazione fra i modi a volte sfrontati dei personaggi sempre aperti nelle loro esclamazioni rispetto ai contesti prevalentemente chiusi, gli spazi sono spesso quelli delle mura domestiche; in ogni capitolo vi  è  ricerca spasmodica di liberi costumi per abbracciare uno stile di vita fuori dai generis, tuttavia il protagonista di questa antologia è l’Eros scrutato da quasi tutti i possibili punti di vista; è questi come personificazione un comun denominatore. L’atmosfera è onirica e surreale, una chiara scelta letteraria  per donare una sensazione mista fra sogno e realtà. Fabio Adso da Melk scardina ogni piano teologico della fisicità(il suo stile assomiglia molto a quello del romanzo “Paolo il caldo” di Brancati) per giungere a molteplici traguardi teleologici, in tal senso l’autore parte da Orfeo per percorrere i sentieri di un Eros che si erge a un’ontologia archetipica che non rinuncia alla piena sua esplicitazione.

 

Sabrina Santamaria

Tags: Formazione

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