Sabrina Santamaria

 

Sfogliare le pagine dei sogni è accorgersi di esser vivi
allora sognare è vivere cioè abbracciar l’infinito.

Immergermi fra le onde sinuose della letteratura mi porta all’apice sublime del mio sentire. Dare spazio agli autori attraverso i miei articoli mi conduce a scrutare orizzonti ove il banale occhio umano delinea solo confini. I libri aprono le porte alle particelle invisibili della fantasia e della creatività…

Sabrina Santamaria

"La rinascita di Ginevra" di Jennifer Gerbi

Jennifer Gerbi

Intervista pubblicata nella Rivista Internazionale "Le Muse"-Direttrice Maria Teresa Liuzzo-Vicedirettore Davide Borruto

Cenni biografici
Jennifer Gerbi, nata a Torino il 27/05/1984 ,make up artist ,vive a Vesime in provincia di Asti, ma progetta di andare a vivere vicino  al mare con la sua famiglia.
Una mamma che ama viaggiare e che sogna la Polinesia, la sua filosofia è di considerarsi al meglio per sentirsi più sicuri di se’, la sua missione si concretizza nell'aiutare le persone a credere in se stesse, nonostante tutto e tutti, non cercando di essere perfetti ma cercando di fare del proprio meglio, non mascherandosi,  ma valorizzandosi, ama gli animali e il suo navigatore naturale sono le sue sensazioni. 
 
Raccontarsi per amarsi: la “metamorfosi” della narratrice 
Il romanzo di Jennifer Gerbi mette in luce le caratteristiche della società odierna in cui una donna separata  si immerge nel mare magnum digitale cascando nei tranelli e nei meccanismi della cancrena in cui le nostre “protesi” tecnologiche(termine coniato dallo studioso Marshall McLuhan) si sono putrefatte, causando l'inevitabile sozzura delle community Learners e delle partner friendships. Balza agli occhi del lettore il riferimento a Ginevra, mitico personaggio del ciclo dei romanzi arturiani, nonché traduzione corrispondente italiana del nome della nostra autrice;  il susseguirsi delle epoche storiche evidenzia la presenza di donne devianti le quali hanno infranto le regole morali implicitamente imposte dai vari contesti socio-culturali quindi al pari della regina di Camelot la protagonista del romanzo di Jennifer Gerbi, per qualche tempo, si lascia travolgere dalle sue emozioni, dalle sue passioni e dai suoi sogni fuorviando dal progetto matrimoniale precostituito; tuttavia la  ricerca di se stessa sarà fruttuosa e utile tanto da condurla ad alcuni risvolti positivi della vicenda ecco perché, appunto, il titolo dell'opera marca profondamente l'antefatto di un'energia che si rigenera.
Sabrina Santamaria 
 Intervista a Jennifer Gerbi
•La tua passione per la letteratura  quali ispirazioni ti suscita? In quale momento esistenziale è emerso il tuo imprinting con la narratività?
SCRIVENDO MI SENTO ME STESSA. SCRIVERE E’IL MIO MIGLIOR MODO DI COMUNICARE, MI RENDE FELICE AL CENTO PER CENTO  PERCHE’SO CHE NEL MIO PICCOLO POTREI ARRIVARE ALLE PERSONE E AL LORO CUORE. HO CAPITO NEL TEMPO CHE LA COSA PIU’IMPORTANTE SIA CREDERE IN SE STESSI, MA SO, ANCHE, CHE SE SI POTESSE AVERE L’AIUTO DI PERSONE GIUSTE PER NOI SAREBBE ANCORA MEGLIO,E’RASSICURANTE SENTIRSI APPOGGIATI.
LE NOSTRE SENSAZIONI SONO IL NOSTRO NAVIGATORE NATURALE,LORO SANNO LA COSA MIGLIORE PER NOI, MA PER SEGUIRLE CI VUOLE  CORAGGIO.
HO INIZIATO A SCRIVERE QUANDO HO SENTITO IL BISOGNO DI UNA VALVOLA DI SFOGO,DI FAR USCIRE EMOZIONI SIA BELLE CHE BRUTTE,AVEVO VOGLIA DI SENTIRMI PIU’LEGGERA NON TENENDO TUTTO DENTRO. E’AVVENUTO TUTTO NATURALMENTE,IO CREDO CHE L’USO D’INTERNET NON SIA DISEDUCATIVO,  MA SICURAMENTE COME IN TUTTE LE COSE CHE NON CI DEBBA ESSERE L’ESAGERAZIONE,NON CI SIA PAURA NELL’APPROCCIO,  MA PRECAUZIONE. ESISTONO IL BENE E IL MALE ANCHE QUI COME NEL MONDO REALE,STA A NOI SAPERLI DISTINGUERE.
•Il romanzo “La rinascita di Ginevra” è imbevuto dalla critica intellettuale che etichetta l'uso di internet come diseducativo?
SE SAREMO FORTUNATI AVREMO UNA VITA LUNGA,CAPITANO MOMENTI E PERIODI DI VULNERABILITA’SIAMO UMANI; ESISTONO PERSONE MALINTENZIONATE CHE SANNO FINGERE BENISSIMO E CHE CI AIUTANO, QUESTO SI,  MA NON PER AMORE COME CERCANO DI FARCI CREDERE, MA PER SECONDI FINI; NON DOBBIAMO ILLUDERCI IDEALIZZANDO QUESTO TIPO DI PERSONE PER LA PAURA DELLA SOLITUDINE MA DOBBIAMO  AFFRONTARE LA PAURA RIMANENDO LUCIDI.
LA COSA PIU’BELLA E’SICURAMENTE LA CONDIVISIONE CON LE PERSONE GIUSTE PER NOI PERÒ  SENTIRSI IN PACE CON SE STESSI E’INDISPENSABILE,LA COSA BRUTTA INVECE E’TENERSI ACCANTO PERSONE NOCIVE.
"La rinascita di Ginevra" di Jennifer Gerbi
 
 •Se dovessi dare dei consigli sull’uso di internet e dei social network quale comportamento precauzionale forniresti?
INTERNET LO USO ANCHE PER LAVORO FACENDO CONOSCERE UN CLUB DI VIAGGIATORI MOLTO CONVENIENTE SOTTO VARI ASPETTI,SIA COME SODDISFAZIONE PERSONALE  INFATTI  VIAGGIARE  È UNA DELLE MIE PASSIONI,  SIA A LIVELLO DI BUSINESS, È UN MEZZO CHE POTREBBE PERMETTERMI QUESTA ATTIVITA’DI FAR CARRIERA PUR STANDO QUOTIDIANAMENTE CON MIO FIGLIO SENZA PERDERMI NESSUN MOMENTO DELLA SUA CRESCITA,PER ME NON C’E’MAI STATO NULLA DI PIU’IMPORTANTE DI QUESTO.
SONO FELICISSIMA PER L’INNOVAZIONE CONTINUA; IL WEB SUPPORTA, SOPRATTUTTO IN QUESTO PERIODO DIFFICILE CON IL CORONAVIRUS IN CIRCOLO MI RENDO CONTO DELLA GRANDE OPPORTUNITA’SIA LAVORARE TRAMITE INTERNET,L’ISOLAMENTO FORZATO DOBBIAMO ACCETTARLO PER AMOR NOSTRO E DEGLI ALTRI E ANCHE IN AMBITO SCOLASTICO TRAMITE INTERNET LA SCUOLA PUO’COMUNQUE PROSEGUIRE MALGRADO L’IMPREVISTO E L’EMERGENZA.
IL COMPORTAMENTO PRECAUZIONALE CHE POSSIAMO AVERE A 360 GRADI E’ DI SEGUIRE LA NOSTRA VOCINA INTERIORE PERCHE’LEI NON SBAGLIA MAI ED IO NE SONO LA TESTIMONIANZA.
•Il messaggio  sociale racchiuso nella tua fatica letteraria ha lo scopo di risvegliare i giovani dal loro “sonno dogmatico”?
IL MESSAGGIO CHE MI PREME FAR ARRIVARE A PIU’PERSONE POSSIBILI NEL MONDO E’DI CREDERE SEMPRE IN SE STESSI O COME NEL MIO CASO D’IMPARARE A FARLO,MI RIVOLGO SOPRATTUTTO ALLE MAMME RICORDANDO IL FATTO CHE I NOSTRI FIGLI SIANO SICURAMENTE LA COSA PIU’IMPORTANTE,  MA DI NON DIMENTICARE CHE CI SIAMO ANCHE NOI E CHE LA FELICITA’DEBBA APPARTENERE AD ENTRAMBI.
•Raccontaci dei tuoi futuri progetti letterari…
PER ME SCRIVERE NELLA QUOTIDIANITA’E’UN PIACERE NON UN PESO QUINDI SCRIVO OGNI GIORNO PER CERCARE DI CONTINUARE AD AIUTARE I LETTORI CONDIVIDENDO LE MIE ESPERIENZE,QUANDO MI SONO SENTITA SOLA NELLA MIA VITA SAREI STATA FELICE DI POTER LEGGERE IL VISSUTO DI UNA PERSONA CHE STESSE VIVENDO UNA SITUAZIONE SIMILE ALLA MIA PARLANDO DA CUORE A CUORE COME CERCO DI FARE IO,VORREI CHE NESSUNO SI SENTISSE ABBANDONATO COME MI SONO SENTITA IO TROPPO SPESSO,LA LETTURA DI UNA TESTIMONIANZA MI AVREBBE AIUTATA A NON PERDERE FIDUCIA IN ME STESSA E SPERO  FACENDO DEL MIO MEGLIO DI POTER PUBBLICARE UN PROSSIMO LIBRO E MAGARI CHISSA’ANCHE TANTI ALTRI IN FUTURO.
GINEVRA SONO IO…E’IL MIO NOME IN ITALIANO…SONO UNA DONNA CHE E’STATA SEPARATA IN PASSATO MA CHE IMPARANDO A CREDERE IN SE STESSA E’RIUSCITA CON I SUOI TEMPI A REALIZZARE IL SUO SOGNO PIU’GRANDE,CHE CERCA DI MANTENERLO CHE E’ALTRETTANTO IMPORTANTE,CHE NEL FRATTEMPO CERCA  DI REALIZZARE TUTTI I SUOI SOGNI CON UNA SANA LEGGEREZZA,GRAZIE AI SOCIAL NETWORK HO CONOSCIUTO PERSONE E COLLEGHI SPECIALI,IL MONDO VIRTUALE E’UN MODO PER CONDIVIDERE L’AMORE IN TUTTE LE SUE FORME E PUO’ESSERE UNA FONTE DI SANA ISPIRAZIONE.
 
(Intervista rilasciata dalla scrittrice Jennifer Gerbi  a Sabrina Santamaria)
 
 
 

La scrittrice Antonella Polenta racconta la sua passione letteraria

(Intervista pubblicata nella Rivista Internazionale "Le Muse"-Direttrice Maria Teresa Liuzzo-vicedirettore Davide Borruto)

 Note biografiche di Antonella Polenta

Sono nata a Roma. Sono Biologa e Agronoma. Dopo essermi occupata di studi epidemiologici e sociali e aver ricevuto vari incarichi come dirigente pubblico, allo stato attuale dirigo un’Area che si occupa di aspetti naturalistici, urbanistici e ambientali.
Al mio attivo ho diverse pubblicazioni scientifiche e divulgative, tra cui articoli su riviste, monografie e libricini.  Amo i viaggi e tutto ciò che concerne i luoghi da visitare, esplorare e fotografare. Per dare spazio a questa passione ho attivato un sito internet che raccoglie immagini, resoconti e presentazioni, in PowerPoint, di viaggi. www.antonellapolenta.com. Ho iniziato a scrivere poesie in età adolescenziale, ho vinto alcuni premi, ricevuto varie segnalazioni e ottenuto la pubblicazione su antologie e riviste. 
Nel 2004 è uscita la mia opera prima, “Amori Traditi”, da cui è stata tratta la performance multimediale “Riflessi sonori di immagini poetiche” che è andata in scena alla Casa del Jazz di Roma.
Negli anni 2006-2010 ho vinto diversi premi con racconti e con una silloge di poesie “Attraverso la finestra la luna”, che ha ottenuto la pubblicazione
Nel 2012 è uscito in versione elettronica “Murder. Omicidi a Natale” - Enzo Delfino Editore. Nel 2013 lo stesso, in versione cartacea, è risultato vincitore alla IV Ed. del concorso IoScrivo, indetto dal Giallista.
Nel 2016 è uscito il romanzo storico “Talvolta un libro”- Elmi’s world. Nel 2017 in e-book è uscito il romanzo fantastico per ragazzi “Nel cerchio del tempo”, la cui sinossi ha ricevuto il Premio Emozione nella Notte dei libri 2018 - Roseto degli Abruzzi.  
A settembre del 2018 mi sono classificata 2^ al Premio Int. “Giovannino vive” con il racconto “La storia”. Premiazione avvenuta nel Palazzo di Giustizia di Messina. Sempre nel 2018 ho vinto svariati contest su FB.
Nel 2019 è uscito il romanzo “Una donna in gabbia” - Bertoni editore. Il libro, presentato al Salone del libro di Torino 2019, il 31 maggio ha vinto il Premio della Critica al Premio Città di Grosseto - Amori sui generis. 
A ottobre ho ricevuto la Menzione d’onore nel Premio Letterario Emozioni 2019 con la poesia “Solo il ricordo”. A gennaio 2020 ho pubblicato il romanzo di fantascienza dal titolo “3013 I sentieri del futuro” - Masciulli Edizioni.
In data 10 febbraio 2020 alla VI Ed. del Concorso Letterario Pegasus Golden Selection mi sono classificata 1^ nella categoria Fantasy. 
In data 14 febbraio 2020, alla III Ed. del Concorso Letterario “Il sabato del villaggio”, per la sezione poesia religiosa ho ottenuto il diploma di merito, mentre per la video poesia ho ottenuto il 4° posto con la lirica “La via dei Canti”. A marzo 2020 al V Concorso Int. di Poesie e Narrativa Città di Cefalù mi sono classificata 3^ nella sezione video poesia.
 
Il lessico elitario nel file rouge della letteratura mitteleuropea 
La ricerca del lessico raffinato  infonde passione e tenacia nell'attimo in cui la fantasia e la creatività si plasmano per divenire contenuto letterario. La scrittrice Antonella Polenta, arguta e tenace, amplifica il suo registro linguistico metabolizzandolo in modo da infondere originalità attraverso i suoi preziosismi sintattici e semantici con lo scopo di salvaguardare il patrimonio artistico-culturale italiano e internazionale. L'impiego di termini elitari non è l'unico punto di forza dell’autrice, Antonella Polenta infatti racconta e narra esperienze non solo vissute da lei medesima, ma più ad ampio raggio come nel romanzo “Una donna in gabbia” (Bertoni editore) in cui narra una storia contestualizzata a Roma durante gli anni '70-‘80 e l'ultima opera letteraria fantascientifica che si intitola “3013 I sentieri del futuro” (Masciulli Edizioni) in cui lo scenario messo in luce è prettamente futuristico. Dunque un'autrice eclettica e poliedrica la quale aborrisce l'ontologia e il logos a tutto tondo e riprende i miti della letteratura mitteleuropea in cui i personaggi sono “bozze” di uomini i quali abdicano ai modelli preconfezionati del gregge omologante e massificante. 
Sabrina Santamaria
Intervista all’autrice Antonella Polenta
•La narratività cosa rappresenta per te?
Una domanda un po’ insolita, direi, allo stesso tempo stimolante. Per me rappresenta la scelta di un metodo, di uno stile narrativo attraverso il quale parlare di situazioni realistiche o meno, di vissuti, di personaggi con le loro poliedriche e complesse sfaccettature.  Un modo per comunicare con gli altri attraverso le immagini che le parole, i dialoghi, i concetti scritti possono evocare nell’immaginario del lettore. Per riprendere una tua considerazione, a proposito dell’impiego di termini elitari, vorrei sottolineare questo: l’uso di alcuni vocaboli nasce spontaneo dentro di me. Mentre scrivo è come se mi si aprisse un dizionario interno, profondo, un glossario che addirittura ignoravo di possedere. Del resto mi diceva uno scrittore che ora non c’è più che la scrittura è un esercizio costante, giornaliero, soltanto così si riesce a portare fuori il non scontato, l’originale.   
•Quali sensazioni si impadroniscono di te mentre scrivi? Quali progetti hai in cantiere.
Mi auguro di portare a termine la stesura della saga intitolata “Nel Cerchio del tempo”, un romanzo fantastico che vede protagonisti tre ragazzini impegnati in un viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio immaginifico che prende origine dalla scoperta, nei campi di grano dei rispettivi genitori, di misteriosi e inspiegabili Crop Circles (cerchi nel grano, avvistati per la prima volta nel Wiltshire in Inghilterra). Il primo libro della saga (recentemente classificatosi primo nel prestigioso concorso internazionale Pegasus Golden Selection 2020), è ambientato in Mesopotamia, terra in cui l’intrepido terzetto si dovrà confrontare con le divinità del pantheon Assiro-Babilonese. Il secondo libro che sto per terminare, invece, vedrà i tre protagonisti, con un anno in più sulle spalle, cimentarsi in imprese coraggiose e ardite in terra egiziana tra scribi, sacerdoti, corvi parlanti, faraoni, personaggi mitologici e insolite divinità. A chiusura della trilogia, porterò i baldi giovani a vivere altre avventure a contatto di altre civiltà antiche. Per supportare il lettore, in appendice ad ogni testo ho inserito un piccolo dizionario. 
Dopo questa premessa posso rispondere alla domanda che mi hai rivolto precedentemente. Nello scrivere questa trilogia ho sentito il cuore palpitarmi nel petto, ho provato emozioni molto forti, quasi da brivido, soprattutto nella composizione del primo libro, forse perché amo in modo particolare le popolazioni che hanno colonizzato la Mesopotamia.
 
•Raccontaci la vicenda della nascita del tuo primo romanzo.
Sono trascorsi tanti di quegli anni che non ricordo esattamente da cosa sia scaturita la costruzione della vicenda narrata nel mio primo romanzo. Posso solo affermare che i componimenti poetici con i quali mi sono cimentata in età adolescenziale e i racconti concepiti durante il periodo giovanile non mi bastavano più. Avevo necessità di qualcosa di più costruito, complesso, articolato, strutturato. E così con non poche incertezze e perplessità ho cominciato ad ordire la trama del mio primo romanzo.
•Il romanzo “Una donna in gabbia” racchiude implicitamente la storia di una donna che abbandona i canoni tradizionali. Qual è la tua idea sull'affermazione della donna, credi che le donne si siano davvero affermate nella società contemporanea?
  Purtroppo credo che l’emancipazione femminile abbia subito una battuta d’arresto. Negli anni 70-80 si è registrato un picco di conquiste e vittorie. Vedi le leggi sul divorzio e sull’interruzione volontaria di gravidanza, l’istituzione dei consultori, la riforma del diritto di famiglia e la pari dignità uomo-donna in alcuni settori lavorativi che prima erano di esclusivo appannaggio maschile.  Al momento ancora non si è raggiunta la piena parità sul piano politico ed economico, ma lo sconcerto maggiore deriva dai numerosi atti persecutori, sotto forma di stalking, prevaricazioni, stupri o addirittura violenze psicologiche e fisiche messe in atto dagli uomini contro le donne, forse per voler riaffermare la persa egemonia o la loro presunta superiorità? 
•Secondo te quali benefici apportano l'arte e la letteratura nella psiche umana?
Io adoro l’arte sotto le sue molteplici forme ed espressioni. Amo le arti visive, quali la pittura, la fotografia, il cinema e, chiaramente, la scrittura e sono molto attratta dalle arti performative, quali la musica, il teatro, la danza, la lettura. Sono convinta che una sola o più espressioni artistiche, attraverso la creatività e il pensiero positivo, possano arricchire la mente e, al contempo, liberare la psiche dai gravami dell’esistenza.  
Intervista rilasciata dalla scrittrice Antonella Polenta a Sabrina Santamaria
 

"Tempo al tempo" di Bruno Mohorovich

(Intervista pubblicata nella Rivista Internazionale "Le Muse"-Direttrice Maria Teresa Liuzzo-Vicedirettore Davide Borruto)

Bruno MOHOROVICH

 Nato a Buenos Ayres il 3/3/1953, di origine istriana.  Laureato in Sociologia e Lettere.  Critico cinematografico e letterario, ha collaborato con radio e stampa. Ha curato eventi di scrittura e pittura organizzando alcune collettive con artisti marchigiani ed umbri. Cura eventi letterari, presentazioni di poeti e scrittori. 
Ha pubblicato per le Edizioni AIART “Cinema in…”, 3 voll. e per Era Nuova  “Nuovo Cinema…scuola”. Per i tipi della Bertoni Editore, i libri di poesie “Storia d’amore – una fantasia”, e “Tempo al tempo” ed ha curato le raccolte antologiche “Marche – omaggio in versi” e “Napoli – omaggio in versi”.
Pubblicazioni le ha dedicate alla città di Perugia “La città tra desiderio e utopia” e a Pesaro con la raccolta di scritti “Atarcont – impressioni pesaresi”. Attualmente è curatore editoriale di collane di poesie per la Bertoni Editore.
 
La poetica catarsi temporale 
“Tempo al tempo”  è una raccolta poetica che si snoda tra i fili conduttori di una recherche du temps perdu proustiana in cui il tempo dell’anima supera ogni confine e ogni verso incide il pentagramma emotivo del nostro poeta. L’afflato  si riverbera nell’immenso abbraccio esistentivo di Bruno Mohorovich il quale si innamora dei suoi momenti nostalgici come se fossero istanti lieti o colmi  di gaiezza, infatti egli cura le ferite dell’animo suo servendosi di due farmaci: il tempo e poiesi. Il nostro autore, però, trasmuta l’ordine logico e cronologico degli eventi, tanto è vero che il suo tempo non è scandito dagli orologi e nemmeno dalle clessidre, ma dai battiti pulsanti che gli strozzano il fiato tuttavia il suo flusso di coscienza non annichilisce il suo Io né lo innalza; la poiesi catartica di Bruno Mohorovich gli conferisce pariteticità  per ricucire i suoi laceranti drammi e tormenti  e lo ricolma di responsabilità e umanità per cogliere le angosce della complessa mimesi del volto dell’altro, cioè di quell’Altro sul quale costruì la sua filosofia E. Lèvinas.
 (a cura di Sabrina Santamaria)
 
Intervista a Bruno Mohorovich
 
•La raccolta “Tempo al tempo” racchiude innumerevoli significati poetici, mi chiedevo se ci fosse anche uno spunto eracliteo, esistenzialista o bergsoniano? 
 Quando ho pensato di scrivere “Tempo al tempo”, ho solo voluto dare voce ad una mia esigenza personale, e non mi sono posto alcun intento filosofico. E’ certo che ognuno di noi quando si confronta con il proprio io e dà una lettura di sé e del mondo che lo circonda inevitabilmente “formuli” un pensiero più o meno filosofico. Pe rispondere alla sua domanda, indubbio stimolante, ho cercato delle possibili risposte. Eraclito e il suo “Panta rei” fanno in qualche modo della nostra esistenza; tra il serio ed il faceto è una formula che abbiamo spesso ripetuto ed anche io, nel corso del tempo non mi sono sottratto, forse in maniera spicciola, magari pensando di superare gli ostacoli che la vita ti pone; quasi fosse una forma di incoraggiamento. Esistenzialista? Ho amato, e amo, molto Sartre; da ragazzo uno dei drammi che mi ha coinvolto maggiormente è stato “I sequestrati di Altona”. Se esistenzialista vuol dire che una volta gettato nella vita sono stato responsabile di tutto quello che ho fatto, scegliendo incondizionatamente, progettando di essere, allora la mia risposta è sì, sono esistenzialista; ne potrei esserlo altrimenti. Relativamente al tempo il titolo della silloge nasce da una citazione cinematografica – il film è “Anonimo Veneziano” -; era giunto semplicemente il momento di affrontare un problema che era risolto certamente da un punto di vista relazionale ma che non soddisfaceva me: ho deciso di confrontarmi con i fantasmi del mio passato, un passato scomodo, raccontandomi e svelandomi senza falsi pudori. Il “tempo” di cui parlo è quello che scorre nella nostra coscienza.
•Ti affascina la corsa della tartaruga citata da Zenone? E gli acusmatici di Pitagora? 
Mi sento molto più vicino alla seconda. La percezione uditiva è per me fondamentale. Adoro vivere nel silenzio, nel suo rumore e cogliere in esso tutte quelle sollecitazioni che mi porta. E’ la sua voce che mi permette di scrivere e tradurre in parole/ immagini sensazioni e sentimenti che prendono vita nella mia mente. Un ruolo fondamentale lo gioca anche la musica. Sono un appassionato di musica orchestrale (Last, Rieu, Mantovani…): swing, pop, arie d’opera, ouverture… Con il silenzio la musica concorre a visualizzare i miei stati d’animo.
•Come percepisci la tua linea spazio-temporale? Senti fluire fra le arterie gli spasimi della frenesia immagazzinata nella memoria a lungo termine? 
 Devo dire ahimè, è più il tempo che ho vissuto di quello che mi rimane da vivere, per cui la percezione della mia linea spazio-temporale si lega più al passato che non al futuro. I ricordi sono un bell’antidoto per continuare a vivere; l’idea della morte è sempre viva in me. Ho paura di morire, penso come molti; non accetto l’idea (forse perché vivo uno stato di bene essere) che tutto debba finire e la mia vita si possa spezzare.  Ho già accennato prima; ho una buona memoria e non so dire se questo sia positivo o negativo; naturalmente mi riferisco alla memoria della vita e dei suoi accadimenti che finiscono per divenire ricordo. La memoria del ricordo riaffiora come un’immagine del passato e contribuisce ad orientare il presente; se io oggi sono quello che sono è proprio perché ho agito in base alle esperienze passate, meglio, agli errori compiuti nel passato che mi hanno permesso di migliorare. Ed oggi, pur non negando niente di quello che è stato – rammaricarmi sì, del tempo perduto o consumato malamente – vivo nel “hic et nunc”. Non è una contraddizione; è solo una serena presa di coscienza, fermo restando che la memoria dei miei ricordi mi accompagnerà sempre e sarà…fonte di ispirazione. 
Tempo al tempo
"Tempo al tempo" di Bruno Mohorovich
 
• Il titolo “Tempo al tempo” fa trasparire le tue intenzioni di saper attendere i momenti opportuni affinché possano crescere  le migliori piante dopo aver seminato con fatica nei nostri vissuti? Cioè quanto l’attesa può essere fruttuosa più del risultato?
“Tempo al tempo” ha avuto una maturazione lenta ma è stato scritto in pochi giorni. Relativamente ai temi che affronto con le mie poesie, sentivo che dentro di me qualcosa non era compiuto, che dovevo in qualche modo dare sfogo, non ad un mal – essere, ma a qualcosa che sentivo come irrisolto, soprattutto per me. E’ stata una sera – io scrivo soprattutto la notte – che mi son trovato a buttare giù un verso che mi aveva attraversato la mente. E da lì è partito tutto. Non è stata necessariamente la prima poesia che apre la raccolta ma è stata certamente quella a dare il là, a “sturare” la mia anima. Per quanto riguarda il titolo, vi ho già accennato. “Anonimo Veneziano” tratto dal romanzo di Giuseppe Berto, è un film che è entrato a far parte del mio DNA unitamente ad un altro grande film di Zurlini “La prima notte di quiete”. I due personaggi in qualche modo mi assomigliano: artista/musicista il primo, poeta/professore il secondo.  “Tempo al tempo” è la battuta che il musicista veneziano dà alla moglie quando questa vuol sapere perché lui l’avesse chiamata. Ecco il senso del titolo della mia silloge: viene il momento buono in cui si può rivelare il tutto senza timori o falsi pudori. Così è stato per me; era giunta l’ora che mi scoprissi, in particolare a me stesso.
• È una  scelta stilistica il fil Rouge che caratterizza le tue raccolte poetiche “Una storia d’amore” e “Tempo al tempo”? Oppure si tratta di un tuo verseggiare spontaneo tra le rime?  Secondo te le dimensioni temporali sono aritmetiche oppure l’essere umano viaggia mentalmente nel filo invisibile di queste istanze temporali?
Sì, è una scelta precisa. Quando ho incominciato  “Storia d’amore – una fantasia”, scrivevo delle poesie “a briglia sciolta”, inseguendo lo stato d’animo del momento. E’ stato ad un certo punto che mi sono reso conto che questa scrittura aveva bisogno di un ordine: Stavo raccontando una storia ed era giusto darle un senso logico. Così sono nati i tre atti: Inizio, Insieme e Fine, completati da un prologo ed un epilogo in prosa. Analogo discorso per “Tempo al tempo”; in questo caso era una esigenza vera e propria la narrazione di un vissuto che muoveva dal disagio iniziale, fino alla conclamazione del problema per concludersi con la redenzione e la rinascita. Anche la mia prossima raccolta di poesie di imminente pubblicazione “Parlerò di te”, segue lo stesso criterio.  Quando scrivo poesie mi piace dare un senso di lettura, in fondo racconto delle storie che potrebbero essere dei romanzi ed è una forma di rispetto mia verso il lettore dargli la possibilità di seguirne la trama.  Non ho mai amato quelle “accozzaglie poetiche” dove si trova di tutto e si spazia su tutto. Personalmente faccio fatica quando leggo a cogliere l’anima di chi scrive; e lo raccomando anche ai poeti delle mie collane: cercate di creare un “fil rouge” nella vostra narrazione, così da essere leggibili e fruibili. La poesia più di ogni altra forma letteraria rivela l’anima di chi scrive; l’autore si mette letteralmente a nudo senza remore e pudore; il poeta non si nasconde, non lo può fare. Se lo fa è artificioso. Chi legge poesia deve rimanere folgorato da quello che è scritto. La poesia deve diventare di chi la legge, deve essere sentita propria. Per questo ho delle forti remore anche nei confronti di chi ricerca una terminologia che io definisco “da vocabolario”, accademica. Sono negato in matematica ed alle conseguenti congetture matematiche. Preferisco seguire le istanze che mi detta il tempo. In quanto tale è imprevedibile; regala sensazioni, emozioni e…follia quando meno te lo aspetti. Ne vivo il disagio ed i sapori che mi regala, siano essi aspri o dolci. E questi sapori cerco di renderli vivi attraverso la parola ed il verso.
•Se volessi consigliare a un giovane come impiegare il suo tempo  quale via esistenziale suggeriresti? 
Non semplice la risposta. La mia vita professionale mi ha portato, in quanto docente, a vivere in mezzo ai giovani. Ho vissuto con loro per 40 anni, dalla scuola primaria a quella superiore. Innegabile che i tempi siano cambiati, che le generazioni non si assomiglino l’una all’altra: c’è un abisso. Eppure questi giovani hanno dei valori, sono curiosi e stimolanti. Bisogna sapere entrare in loro, avvolgerli e loro si faranno avvolgere e ti…travolgeranno. Ho portato nelle scuole dove ho insegnato il teatro ed il cinema; avrei tanti esempi ed episodi da raccontare; dico solo che ancora a oggi, a distanza di anni, ci sono alunni e studenti che mi ringraziano e ricordano le mie lezioni. Cosa potrei dire ai giovani? Di essere curiosi. Amo una poesia di Hikmet – ormai un classico – ma vera “Il più bello dei mari è quello che non navigammo…”, con tutto quello che segue. La curiosità, la ricerca, non accontentarsi mai né di quello che gli dicono gli altri né di loro stessi: Ed hanno uno strumento che niente e nulla potrà mai essere distrutto: la libertà di pensare, di scegliere e fare ed essere Cultura.
•La percezione del tempo, come noi sappiamo, è influenzata dagli usi e costumi dei diversi popoli e culture. Secondo te quali sono i fattori culturali predominanti che contestualizzano il tempo?
   Stiamo vivendo tempi difficili; quello che sembrava se non cancellato almeno rimosso, si è fatto prepotentemente incalzante. Stiamo perdendo il senso della misura e negando la nostra intelligenza- se mai siamo stati intelligenti -. Arroganza, prepotenza, odio, ignoranza, intolleranza hanno scalzato i veri valori che dovrebbero caratterizzare ogni essere umano. Oggi chi è buono e gentile sembra fesso, il gesto di generosità o la buona azione vengono visti come qualcosa di alieno. Non voglio essere per forza di cose “buonista” (fra l’altro la parola non mi piace), ma mi fa specie che in questi decenni del nuovo secolo, si debba sentir parlare di “educazione al sentimento”, di sentire la necessità di fare “giornate della gentilezza” o simili… Mi fa paura la mancanza di personalità; siamo tutti omologati e globalizzati; non c’è più spazio per l’originalità del proprio pensiero: bisogna provocare, forse perché ci è rimasto poco da dire…o c’è ancora tanto da dire ma si preferisce scegliere la via più facile, quella del non – pensiero. Scrivo poesie, frequento gente che scrive, artisti che dipingono e scolpiscono; queste persone sono espressione viva e vitale di fattori culturali, discutibili a volte, ma ci sono, si esprimono cercano di dare un senso al tempo che vivono ricercando ognuno col proprio linguaggio un elemento culturale che si sta perdendo, o si è già perduto: la Bellezza! “Chiudere le finestre alla bellezza è contro la ragione, e distrugge il vero significato della vita.” Lo ha detto Debussy.
(Intervista rilasciata dal poeta, scrittore e curatore editoriale Bruno Mohorovich a Sabrina Santamaria)
 

Ultima intervista

Nome Cognome: Nome Autore
Luogo di nascita: Messina
Data di nascita: 07-01-1976
Segni particolari: Intenditore di cioccolato

Risposte considerate insolite...

Leggi tutto

Intervista Autore Tre

Purus Eget

Enim dapibus facilisis malesuada leo id, maecenas magna sollicitudin libero justo litora auctor. Vehicula tempus litora ligula dictumst. Id himenaeos blandit erat faucibus felis laoreet sagittis vulputate venenatis;

Leggi tutto

Intervista Autore Quattro

Est Adipiscing Eros Class

Viverra lacinia, adipiscing platea turpis felis, malesuada tempor dui faucibus sapien nisl lacus; Vel neque a volutpat aptent fusce netus vel mi vivamus ad; Et tempor sociosqu praesent, nunc purus faucibus vivamus sodales class netus felis habitasse. Etiam donec lacinia at taciti fusce, porttitor eu lacus sagittis pellentesque a ligula dapibus primis nisi. Tincidunt integer nullam laoreet, lacinia viverra hac, pellentesque ultricies consectetur id in habitasse.

Leggi tutto

Intervista Autore Cinque

Lacinia Non Ipsum Libero

Dictumst mattis, praesent vulputate habitasse nam, sem luctus sodales potenti integer gravida. Nunc pulvinar aenean lobortis torquent turpis sodales id egestas class molestie accumsan egestas consectetur eget lacinia! Vestibulum fermentum lorem ac libero fusce.

Leggi tutto

Intervista Autore Sei

Et Hendrerit

Inceptos dolor imperdiet hendrerit sit! Vestibulum ullamcorper, aliquet sapien euismod, eget viverra congue! Mollis in sem aenean phasellus risus varius. Ac sollicitudin at et sociosqu pretium ultricies, torquent augue erat nec tortor convallis fermentum quisque purus. Vivamus aliquet nec tortor vulputate purus fusce mi sociosqu cubilia.

Leggi tutto

Intervista Autore Sette

Fames Fames Sem Duis Cursus

Blandit ultrices, platea laoreet placerat nisl, molestie posuere blandit. Magna libero justo conubia vulputate ullamcorper sapien volutpat pellentesque curabitur luctus aliquam fermentum venenatis augue malesuada habitasse. Pretium tempus taciti suscipit sem.

Leggi tutto

Intervista Autore Uno

Libro Uno

Congue Feugiat Lacinia

Rutrum convallis diam volutpat erat fringilla malesuada potenti bibendum augue aptent. Convallis rutrum et gravida venenatis nostra egestas sociosqu vivamus mollis litora imperdiet sem nulla sociosqu. Odio ac eros at, convallis vel at justo, suscipit ullamcorper condimentum litora. Facilisis sem himenaeos scelerisque consectetur sapien porttitor lorem posuere!

Leggi tutto

© Sabrina Santamaria 2020 - Sito Web realizzato da Antonio Ferriero